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giovedì 14 novembre 2019

Vita a quattro

Ormai il tempo che passa sempre più veloce è diventato il mio NEMICO NUMERO 1.
Lo so, è parte dell'esistenza di tutti, ma io da quando ho i bambini, lo percepisco più veloce e spietato.

Un anno fa iniziavo a pensare a come sarebbe stato il mio parto, un altro cesareo ma programmato, a come sarebbe stato il viso di Topino, al suo profumo…ora ho un piccolo terremoto che gira carponi per casa, come dice il papà è "lentamente veloce".
Un anno fa ero preoccupata per Topina, per la sua reazione all'arrivo del fratellino, perché sì tutto bello in teoria, ma poi in pratica come sarebbe stato?
Invece devo dire che è stato proprio come volevo che fosse.
Ad oggi sono innamorati l'uno dell'altra, lui soprattutto della sorella per spirito di emulazione del più grande. Certo i momenti di tensione non mancano, soprattutto perché lui con il suo bisogno di farsi spazio a volte diventa particolarmente insidioso.

E poi c'è la nostra vita da adulti, complicata, tanto complicata, talmente tanto da farci chiedere molto spesso se non fosse meglio un chiosco di gelati in Sud America (Giuro, che una mia compagna di liceo l'ha fatto ed ora sta in paradiso, dice lei)
La nostra routine in solitaria, eh già perché in questo grande viaggio di crescita dei figli siamo soli, nessun nonno/a è pervenuto all'appello, chi per un motivo chi per un altro.Ci barcameniamo tra scioperi scolastici e non, malattie e febbri (ovviamente alternata, mai che stanno male assieme per ottimizzare il fatto di essere rimasti a casa) blocchi della città e tutto quello che di più apocalittico si può immaginare. Io manco a dirlo, sono tornata al lavoro da quasi due mesi e come la gazzella, mi alzo la mattina e so già che dovrò correre, comunque, ovunque. Se tutto va bene, papà lo rivediamo la sera alle 19:30.

E così passano i giorni, i mesi, i miei figli crescono ed io ho costantemente la sensazione di non godermeli abbastanza, di riservare loro - spesso - la peggiore parte di me, quella stanca, soprattutto con Topina che è in un'età terribile. L'età del no, l'età dell'opposizione, l'età del faccioquellochemipare, l'età 3/4 anni.

Però, questa è esattamente la vita che volevo, magari me l'ero immaginata con meno variabili a complicare o comunque con qualche anima pia che mi aiutasse ogni tanto, però così.
Non ho mai fatto segreto di quanto mi piacerebbe un altro bambino (lo so sono pazza) ma questo è un progetto che non ha e non avrà posto nelle nostre vite, per via di quanto sopra. ma sì, mi piacerebbe tanto. Ebbene sì, ho scoperto che i figli mi piacciono e pure tanto, nonostante le notti insonni, i moccioli, i pianti, il delirio di entrambi che hanno bisogno di qualcosa di diverso costantemente e contemporaneamente, il disordine in casa e non ultimi i capelli bianchi che ti fanno venire per l'ansia.
Mi manca la pancia e dire che appena partorito, ancora dolorante per l'intervento avevo detto a mio marito "stavolta non mi mancherà la pancia, la vita ci ha regalato due figli, uno dei quali arrivato pure naturalmente" invece ci ho solo messo qualche mese in più.
E poi c'è il fatto che crescono, crescono in fretta, troppo in fretta, per colpa del maledetto tempo che passa.
L'amore per i figli non si divide, si moltiplica. Mi sembrava impossibile quando me lo dicevano gli altri sapendomi emotivamente spaventata per l'arrivo di Topino.

Mai frase fu più vera!


mercoledì 26 settembre 2018

Amici o nemici?

Quando abbiamo intrapreso il percorso della pma lo abbiamo fatto in compagnia di una coppia di amici.

Non immaginatevi esattamente qualcosa in stile gita fuori porta, ma piuttosto come un percorso condiviso, se non altro per emozioni e sensazioni, seppure con ovvie differenze.

Eravamo amici già da prima, vacanze, fine settimana e feste insieme, ma l'esperienza pma vissuta di pari passo, con un mese e mezzo di differenza ci ha unito di più. Fortunatamente anche per loro un bel bimbo al primo tentativo, quindi due bimbi praticamente compagni di pancia e di culla.

Siamo sempre stati consapevoli delle rispettive differenze, come coppie, come individui e dei relativi difetti, ma come l'amicizia insegna ci abbiamo sempre convissuto e ci siamo sempre rispettati.

Fin quando non è arrivata la mia gravidanza.

Un fulmine a ciel sereno nella vita di tutti, inclusa la nostra; seppur voluta, cercata e mirata era di fatto una possibilità remota, a tal punto che ad ottobre saremmo ritornati in ospedale per altro tentativo.
Anche per loro stessa scadenza, solo che nel frattempo, contrariamente al parere dei medici che avevano sconsigliato loro la ricerca di una gravidanza naturale ( a maggior ragione che hanno qualcosa congelato), ne hanno persi altri due, l'ultimo con tanto di intervento per salvare utero e tube.

In questi anni abbiamo condiviso tutto, pranzi, cene, risate e tante lacrime, ma questa mia gravidanza, per quanto annunciata con il dovuto tatto pare non essere stata accettata come il cuore vorrebbe.

A fine giugno affrontiamo un momento abbastanza difficile, niente di grave, ma particolarmente impegnativo dal punto di vista organizzativo, che richiede molte più energie di quante ne avessi in realtà giacché vomitavo h24 e faceva un caldo della miseria.
Il tutto si colloca appena dopo 10 giorni la fatidica notizia.

Zero interesse.
Zero parole.
Zero telefonate.
Zero messaggi.
Silenzio.

Impossibile non notarlo, proprio noi che per la prima volta durante quest'amicizia ci siamo trovati in difficoltà. I nostri figli andavano a scuola insieme, quindi ci si vedeva comunque ogni giorno.
Impossibile anche non "raffreddarsi" di conseguenza fa parte nostra, con tutta la delusione che ne consegue emotivamente parlando.

Certe cose non si possono chiedere, si fanno e dicono e basta, non si possono ne' pretendere e ne' recriminare, però la loro assenza in un'amicizia di vecchia data è stata di un certo peso.
Passata la botta iniziale abbiamo ragionato sul loro comportamento e non essendo accaduto altro, ci siamo detti che la "colpa" fosse di questa gravidanza.
Per carità non tutti reagiscono allo stesso modo e se allontanarsi da noi poteva farli soffrire meno, per quanto non lo capisco, l'ho rispettato.
Anche quando incontrati ad una festa, li abbiamo trovati particolarmente assenti e scostante e seppur con rammarico, abbiamo rispettato il loro bisogno di distanza.

Fin quando un messaggio, eh sì perché all'età nostra certe cose si dicono ancora con i messaggi, mi accusa di essere sparita. Inutile raccontare le mie parole di risposta, che nella massima educazione  sono state sincere e senza filtri.
Sentirsi dire che se avessimo avuto veramente bisogno di una parola o un gesto carino avremmo dovuto chiedere noi è stato peggio dell'indifferenza ricevuta.

Tristezza infinita, tanta delusione e rabbia, per aver investito tanto, umanamente parlando, in un rapporto che ha finito per deluderci e ferirci.

Ogni cosa bella nella vita è accompagnata sempre da qualcosa che cerca di offuscarne l'energia.

giovedì 6 settembre 2018

Silenzi programmati

Il rientro dalle ferie quest'anno è stato particolarmente traumatico, vuoi per il fatto che le vacanze sembrano non essere mai sufficienti, vuoi perché si riparte direttamente a 1000, vuoi per quel senso di colpa che mi trascino nei confronti di Topina da inizio gravidanza e che quindi mi spinge a tenerla il più possibile tutta per me.

Eh sì, perché sebbene sia ufficialmente nel sesto mese Topina non sa ancora nulla.
O meglio, l'abbiamo preparata all'idea di un fratellino e di quanto questo sarà bellissimo (quando in realtà io tremo alla sola idea della sua reazione) ma non le abbiamo ancora detto che in quella pancia che cresce, enorme tra l'altro, c'è già quel fratellino. Le abbiamo detto che arriverà con Babbo Natale perché poi sarà più o meno quello il periodo.

Sono sempre stata contraria a rendere partecipi i bimbi molto piccoli nel fattore gravidanza, per evitare che le aspettative si trasformino in ansia come spesso accade. I bambini fino ai 4/5 anni e forse più, non hanno acquisito ancora il concetto di tempo a lungo termine e 9 mesi sono e possono essere un tempo infinitamente lungo per loro, in cui la loro fantasia emotiva può galoppare all'infinito. Questa nostra scelta ha riscontrato il parere positivo anche del suo pediatra, padre di 7 o 8 figli credo e della mia ginecologa neo mamma di un terzo. Diciamo però che qui la faccenda si è protratta troppo.
Intenzione avrebbe voluto ufficializzarle la cosa al 5 mese, ma uno spannolinamento decisamente trascinato e non ancora di fatto pienamente concluso, ha rallentato la notizia.

Inutile dire quali e quante ansie mi investono ogni secondo a tal proposito, ma magari di questo ne parlerò in seguito.

L'altro silenzio programmato e da programmare sarà sulla data del parto. Sarà un cesareo, come il primo e Topino (perché sì è un maschietto) nascerà alla 39 settimana.
Perché mai tenere segreto qualcosa che il 99% del mondo sbandiera???

Semplicemente per evitarmi lo stress per e post parto di Topina indotto da suocera e parenti. Suocera che ha iniziato lo show della maleducazione e non rispetto già al primo gg del mio lungo travaglio, pretendendo di entrare, pretendendo di essere pari a mia madre e soprattutto pretendendo che io facessi quello che lei "aveva sentito dire". Il tutto poi è stato appesantito, a parto cesareo avvenuto (dopo 32 ore di travaglio) dalla visita di rumorosi e molesti parenti a poche ore dall'intervento, che forse per la gioia o forse per ineducazione, hanno inondato la camera della sottoscritta, condivisa con altre tre disgraziate, di sorrisini ebeti e frasi di circostanza.

La.sitiazione può sembrare piacevole, ma assicuro che non lo è stata per chi come me era ancora dolorante e piena di fili ed aghi, ancora incapace di alzarsi e soprattutto dall'indole molto molto riservata. Mi ha imbarazzato il persone ospedaliero costretto a richiamarli, mi ha fatto incazzare dover ripetere 280 volte in un'ora che la bimba non so doveva toccare, mi ha dato fastidio darmi vedere in quello stato da gente che non è non solo la mia famiglia, ma parenti di secondo e terzo grado di mio marito.

Magari il giorno dopo, non in stile visita culturale, poteva essere piacevole.

Pertanto, sempre se riesco a convincere mio marito, refrattario le bugie, si dirà a tutti fatta eccezione mia madre quando nascerà il bimbo.
Sì dirà a bimbo nato, anche perché le ore di ripresa a mia disposizione saranno minori della volta precedente, intervallo tra cesareo e visite un'ora o poco più.

Così è deciso, anzi così ho deciso.
Tanto mia suocera si offese anche la volta scorsa, lei si offese capito, non facendosi sfiorare dall'idea che il suo comportamento inopportuno causò imbarazzo a tutti, medici compresi che finirono per ignorarla.

So che sono i nonni, si che è un loro diritto, ma si anche che informarli a parto avvenuto non toglierebbe nulla a loro ma darebbe maggiore tranquillità a noi!

lunedì 6 agosto 2018

La sagra dell'ovvio

Ci sono momenti delicati della vita di ciascuno ed in genere coincidono con decisioni o grandi cambiamenti in atto.
Uno di questi è la gravidanza.
Ebbene sì, anche di questa sfaccettatura si parla poco.
Non importa quanto lo abbiate desiderato e che sia il primo o il secondo figlio, il dato di fatto è che il vostro corpo subirà un bombardamento ormonale e di questo ne risentirà tutta vostra vita, ma proprio tutta, a 360 gradi.
Per certi versi può essere paragonato al post parto per l'impatto emotivo che ha e per la spiccata impulsività / emotività.

Sappiate che nessuno, ma proprio nessuno (o quasi) incluse le persone che vi amano si sottraranno dal darvi consigli, giudizi o quanto di meno richiesto.
E questo, sappiatelo, verrà gestito più o meno bene secondo il momento ormonale in cui venite beccate.
Capiterà che alziate le spalle in segno di "chissenefrega", che spieghiate più o meno veemente il vostro punto di vista o che facciate la parte della Strega malefica, cosa che accadrà il più delle volte.
Ma ora passiamo in rassegna una breve classifica:
l'evergreen ovviamente è e rimane "ai tempi miei si facevano figli sani senza tante paranoie" e questo vi verrà ripetuto come un mantra ogni volta che sarete a pranzo/cena con qualcuno e non potrete mangiare affettati e uova crudi, nonché verdura e frutta della cui pulizia non siete certe;

seguito in seconda posizione da chi deve toccarvi la pancia (manco foste una reliquia) e qui io che già odio essere toccata di mio, perdo la testa;

Al terzo posto, ma comunque degno nella classifica, c'è di chi ti suggerirà un ulteriore figlio, non tenendo conto che devi ancora partorire questo e non è dato sapere se e come vorrai o potrai averne altri.

Si parla di concepimento, di gravidanza, di parto fino ad un certo punto, ma nessuno ti dice mai come realmente ti senti in gravidanza o subito dopo partorito. Nessuno ti parla dell'impatto che una gravidanza ha sulla tua vita sociale, sulla tua vita di coppia.

Sei isterica, per lo più, sì è questa la parola più adatta, per quanto ribadisco il momento sia meraviglioso e racconti in 9 mesi il mistero della vita, non è tutto rose e fiori.

Ed ovviamente augurandoci che la gravidanza vada bene e che non abbiate problemi.

Un figlio è una cosa meravigliosa, ma permettetemi di dire che lo sono molto meno le persone che vi circonderanno in quei 9 mesi.

mercoledì 25 luglio 2018

4 anni

Esattamente 4 anni fa iniziava la nostra avventura alla ricerca di una gravidanza.

Ricordo ancora come fosse adesso quando il pensiero che forse qualcosa che non andava si insinuò prepotente. Erano appena 3 mesi che avevamo iniziato a cercare una gravidanza, era aprile per l'esattezza; 3 mesi sono niente in termini di ricerca, oggi lo so, ma allora
che mi sembrava di essere circondata solo da donne incinte al primo, massimo secondo tentativo, furono abbastanza da mandarmi in paranoia.

Sesto senso? Presentimento?
Non saprei, fatto sta, che anticipai la visita di controllo con il ginecologo di allora, che rimandò eventuali approfondimenti a settembre non riscontrando nulla di evidente. Ancora più paranoie.

Il nostro percorso PMA è stato breve, ma intenso.
Quando cominciammo non avrei mai immaginato che un giorno, oggi, mi sarei trovata con una meravigliosa bimba di 2 anni e mezzo e un altro in arrivo, la prima gravidanza al primo tentativo di ICSI, la seconda piovuta dal cielo in modo naturale.
Siamo stati fortunati lo so, me lo ripeto ogni giorno ricordandomi quando piangevo sotto la doccia, quando mi convincevo che se non fossimo mai riusciti ad avere figli, la nostra vita di coppia avrebbe trovato un altro percorso, un'altra strada ugualmente appagante. Me lo ripetevo quotidianamente, seppure non ho mai smesso di voler essere mamma.

Ci ho sempre creduto, ma mai sperato devo dire.
Ci ho creduto anche quando, prima di tornare al centro per pianificare un secondo tentativo, mi sono detta ok, clinicamente non abbiamo niente, tentiamo altre strade nell'attesa che tocchi al noi al centro.
Credo di aver letto notte e giorno, ore intere. Ho deciso di intraprendere la strada alternativa, ho deciso di crederci ancora, ma in modo diverso. Ad oggi, posso dire di aver fatto bene, forse.

E' stato come vivere in una bolla temporale, anche se nelle bolle si pensa che tutto sia più attutito, più soft e che la percezione della realtà sia meno forte. No, non per noi.
Abbiamo sentito ogni giorno il dolore di quel figlio che non arrivava, seppure in modo diverso, con e senza lacrime. Ci siamo detti che a tutto c'è una spiegazione, ma ad oggi, non l'abbiamo ancora trovata. E no, non ho mai smesso di pensarci come dicono tanti, ci ho pensato comunque ogni giorno.
Ammetto che avendo già una bimba, il desiderio di un altro figlio è arrivato sì in modo prepotente, ma in modo diverso. Desiderio di altra maternità misto alla voglia di riscatto, di sentirmi anch'io "normale". Passatemi la parola, so che molte di voi capiranno cosa intendo.

Il mio pensiero va a tutte le aspiranti mamme, a tutti gli aspiranti genitori che ancora soffrono e sperano. La pma non si dimentica, non si dimentica la ricerca di una gravidanza.
A distanza di 4 anni io non l'ho fatto.
Auguro a ciascuno di voi di avere presto tra le braccia il vostro bimbo, che il vostro sogno si realizzi e che possiate riprendervi un po' della serenità persa durante la ricerca.

giovedì 19 luglio 2018

La calma dell'asceta...non esiste

Ho sempre sentito parlare dello stato di grazia che accompagnava le gravidanze, degli altri ovviamente, visto che la mia prima gravidanza è iniziata in un laboratorio, preceduta da tante lacrime, iniezioni e massicce dosi di ormoni.
Eppure, strano ma vero, quello stato di grazia ha raggiunto anche me, non appena mi sono accorta che Topina era arrivata per restare. Non mi arrabbiavo mai, ma proprio mai mai, io che sembra cammini sempre su un filo elettrificato, avevo una visione della vita più morbida diciamo, meno battagliera ed un approccio al prossimo decisamente più comprensivo.

Ovviamente quella, non ero io!
Erano gli ormoni, era un residuo di qualcosa che a lento rilascio che mi avevano somministrato, perché stavolta le cose sono diverse, molto diverse.

Stavolta che la cosa è avvenuta come natura comanda, con somma stupore e meraviglia di tutti, me in primis…io sono una iena.

E no, non è il caldo, perché in genere quello mi toglie anche la forza di parlare, assestandomi le energie su due valori netti, pressione max 70 min. 50.

E' che un giorno ti rendi conto che per una cosa che la vita ha deciso di donarti, così all'improvviso, per il triplo delle cose ha deciso di renderti l'esistenza complicata, iniziando per il lavoro, passando per la famiglia di origine, attraversando ovviamente anche la sfera delle amicizie, non tralasciando quella economica (fosse mai) condendo il tutto con il furto dell'auto nuova, sotto casa.
TUTTO INSIEME, MESCOLATO IN FANTASTICO MIX QUOTIDIANO.

In tutto questo, all'inizio di tempi non sospetti, avevo iniziato lo spannolinamento di Topina.
E dico avevo, perché dopo 3 settimane pensavo al passato, ed invece siamo fermi, in una fase di stallo, come in una buca e non se ne esce, o meglio, io non so come uscirne.

Topina che ancor prima di camminare parlava, Topina che fa osservazioni da 6enne, ragionamenti da brividi, in tre settimane non ha mai detto di dover fare pipì. Lei che alla mia proposta di attaccare le figurine sedute sul divano mi risponde "Mamma è una buona idea", non mi ha ancora mai detto nulla a riguardo. La portiamo regolarmente in bagno e conteniamo così gli incidenti, ma non risolviamo a monte.
Ho provato tutto.
Non possiamo tornare indietro, non avrebbe senso.

Non mi sto godendo nemmeno questa gravidanza, non come vorrei, ma come penso sia giusto.

Siamo in ballo e dobbiamo ballare, per forza.

venerdì 11 maggio 2018

Quello che non pensi

Quello che non pensi è esattamente quello che accade ogni volta che sei distratto, ogni volta che pensi ad altro o ti sforzi di pensare ad altro.

Quello che non pensi è che tu, che ti sei imbattuta nel "fantastico" mondo della PMA, possa un giorno entrare da acqua e sapone e comprare un test di gravidanza, da fare tanto per escludere la più banale ed impossibile delle cause del ritardo.

Quello che non pensi è che appena fai quel test vedi comparire due nette linee rosse, che prima di quel giorno avevi visto solo nei film.

Quello che non pensi è che dopo tante lacrime certe cose possano accadere proprio a te, così, all'improvviso.

Quello che non pensi è che una volta che vedrai quelle due linee rosse, verrai assalita dal terrore, terrore di tutto, ancor prima della gioia.

Quello che non pensi è che un giorno tu, con una PMA alle spalle (ed una bimba grazie alle pma) avresti provato la sensazione di rimanere incinta come accade alla maggior parte delle donne e che avresti preso il telefono dicendo alla tua dottoressa "Cosa devo fare ora?"

Quello che non pensi è quello che accade.
La prima volta in assoluto in questi anni di ricerca che non ho creduto minimamente potesse accadere, la prima volta che ero rassegnata, la prima volta che continuavo a ripetermi che il ritardo era imputabile a tutto tranne a questo, la prima volta che non ho avuto ansia.

Perché sì, non riesco ancora a dirlo, ma il test dice positivo, le beta domani diranno il resto.

E poi...comunque andrà sono felice di averla provata sta sensazione qua, di sentirmi "normale", come chi rimane incinta naturalmente. Sì perché io, non ne ho mai fatto segreto, la PMA non l'ho mai metabolizzata, seppure mi ha regalato la gioia più grande. Non ci sono mai stata nella condizione di infertilità sine causa, non me la sono mai sentita addosso e seppure l'ho accettata una seconda volta non mi sono rassegnata.

Non so se questo dono è arrivato per restare con noi, se c'è veramente, se è tutto ok, ma so che gli stick hanno funzionato ed ancora di più tutte le preghiere.

giovedì 10 maggio 2018

5 giorni

E' uno di quei momenti in cui non mi sono mai trovata, fatta eccezione per il periodo dell'adolescenza: il ritardo del ciclo.

Lo aspettavo per domenica ed invece domenica sono iniziati solo dei dolori, classici dolori mestruali consueti ad intermittenza che ad oggi ancora non mi hanno abbandonato, facendomi pensare che siano in arrivo da un momento all'altro.

Non so cosa pensare, cioè so cosa vorrei non pensare, ma mi convinco che un ritardo ci può stare nella vita di una donna, anche nei cicli più precisi come il mio, che infondo ho solo finito di allattare a dicembre e quindi può essere tutto ancora in subbuglio.

Tentativi mirati, come ormai da parecchi mesi, fatti di stick canadesi + temperatura e un appuntamento fissato sul calendario ad ottobre per il nostro secondo percorso PMA.

Nel frattempo tutto tace, siamo a giovedì ed io non ho il coraggio di pensare nulla, non voglio cadere nella trappola della speranza, la stessa che ho avuto tante e tante volte.

Continuo solo a ripetermi che per noi non è impossibile come hanno detto i medici del centro a gennaio, ma molto difficile sì. Non ho il coraggio di parlarne con nessuno, non ho il coraggio di fare un test ed aspetto gli eventi, certa che da un momento all'altro la scorta formato convenienza dei Lines che ho acquistato due mesi fa circa verrà attaccata nuovamente.

venerdì 4 maggio 2018

Date importanti

Esattamente 3 anni fa a quest'ora ero in attesa al centro per il trasferimento della nostra unica blastocisti, quella che a detta del biologo era proprio "bella bella" subito dopo la fecondazione.
Quella blastocisti 9 mesi dopo è diventata la nostra Topina.
Ogni anno ricordo questa data con tanta commozione ed emozione.
Oggi iniziava ufficialmente il periodo più bello della mia vita, seppure il primo mese non fu roseo, prima l'attesa, poi quelle beta fiacche che quadruplicarono però velocemente, poi le perdite, la paura che non potesse andare come doveva.
Ed invece poco più di un mese dopo quel cuoricino che batteva nella mia pancia... Era amore ancora prima di sapere chi fosse, era amore già per quell'ammasso di cellule.
Non ho mai pianto tanto in vita mia quanto durante la pma.
Lacrime di ogni tipo, sconforto, disperazione, speranza, gioia.
Da quelle cellule è nata mia figlia e certe volte penso che se l'avessimo concepita come natura comanda non saremmo stati altrettanto bravi.

Auguro ad ognuna che ha intrapreso o intraprenderà un percorso pma, un 5 maggio  come il mio, ma soprattutto un meraviglioso epilogo come il mio (tranne un parto come il mio!!!)

lunedì 16 aprile 2018

Incinta, da lontano, con lo sguardo

No, non sono incinta, né da lontano, né da vicino, meno che mai con lo sguardo, purtroppo.

Del nostro percorso per avere un figlio ne abbiamo parlato con nessuno o quasi, un po' per pudore o riservatezza che dir si voglia, un po' per non solleticare quell'innata ed insana curiosità incline al pettegolezzo della gente. Gente che seppure non è toccata da quanto vivi e magari scegli di raccontare, chiede, deve sapere, con dovizia di particolari, risultando spesso, molto fastidiosa ed inopportuna.
Pertanto mi limito, talvolta, a dire che Topina si è fatta attendere e desiderare, se mi va e con chi mi va, se no nemmeno quello.

E qui, ci sono due reazioni, come se poi il come e perché si abbiano dei figli necessiti di ulteriori approfondimenti.

C'è chi ti racconta che Tizia e Caio hanno o hanno avuto problemi.
(Eccolo qua il pettegolezzo in tutta la sua pochezza)

E chi invece ti fa apparire la propria maternità come un evento privo di qualsiasi spiegazione logica, del tipo sono rimasta incinta ma non ho capito come, mio marito deve avermi fissato un secondo in più mentre lavavo i piatti.

Premettendo che continuare la conversazione su una gravidanza e sul come è avvenuta non ha nessun senso, a meno che le due persone non siano in confidenza, trovo di cattivo gusto la prima categoria di persone quanto la seconda. E non perché io sia sensibile all'argomento, semplicemente perché non bisogna per forza commentare.

Con questo non voglio dire che di PMA non si deve parlare, di PMA si DEVE parlare, ma non in questo modo. Se ne parla tanto, ma se ne parla male.
I centri pubblici e privati sono pieni di coppie, giovani e meno giovani, con 1000 e più motivi che li portano lì.
Non è un fatto da raccontare come se si parlasse del restauro della piazzetta di quartiere, specie se non si è coinvolti in prima persona.

Fa male, si soffre, ci si ammala per l'infertilità.
Ci sono coppie che scoppiano, equilibri che vacillano e legami distrutti.
Per carità, ci sono anche tanti tanti bambini che senza PMA non ci sarebbero, ma ci sono sempre e comunque tante lacrime e tanta sofferenza e non trovo giusta questa morbosità altrui.

Sono sempre stata una persona solare, socievole ma molto, molto discreta e questo nostro percorso mi ha reso ancora più sensibile e riservata, tanto con il mio vissuto quanto con quello altrui, che ho imparato a "maneggiare" con ancora più attenzione e tutela.
Ho capito che non sai mai chi hai davanti, che non sai mai cosa fa soffrire il tuo interlocutore e che certe considerazioni non si debbano e non si possano fare e soprattutto, qualunque sia la propria fortuna, non è giusto sbatterla in faccia al prossimo, perché la tua gioia più grande potrebbe essere il motivo per cui lui/lei sta consumando tutte le proprie lacrime.

Con questo non voglio dire che non bisogna gridare al mondo intero la propria felicità, specie se arriva dopo tanta sofferenza, ma il pettegolezzo e l'ostentazione vanno sempre evitati.

giovedì 12 aprile 2018

Il piano B

Sono sempre stata (e sarò sempre mi sa) una da PIANO B, C, D etc... Una persona che programmandosi l'impensabile, ha sempre programmato anche le vie d'uscita alternative all'impensabile. Praticamente tutto.

Fin quando non ho scoperto che l'unica cosa che davo per scontata e che credevo di aver programmato bene ha dato forfait: la maternità.

Era da un po' che ci pensavo, mi piaceva l'idea di diventare mamma, ma prima l'acquisto della casa, i lavori, i mobili, poi un paio di viaggetti a festeggiamento dei sacrifici fatti e poi Lui che perde il lavoro, quindi il nostro "Progetto Genitori" ha subito dei rinvii più o meno forzati, ma è sempre rimasto lì, in attesa del momento giusto (o quello che noi credevamo giusto).

Poi ci decidiamo, iniziamo a provarci, speranzosi, infondo non avevamo niente di apparente che non andasse, io puntuale e precisa ogni mese, Lui con tutto funzionante, ma il primo mese di tentativi non accade nulla, niente anche il secondo.
Decido di acquistare gli Stick Ovulazione, proprio perché ci voleva il piano B, ma niente accade nemmeno il terzo mese di tentativi mirati.
Inizio a farmi qualche domanda, lui meno, un po' perché gli uomini fanno meno paranoie per natura, un po' perché lui di indole si fa le domande solo strettamente necessarie e mi invita a tranquillizarmi che del Piano B non c'era bisogno.

Insisto.
Iniziamo con delle semplici visite di routine e controllo per me, che peraltro ho sempre fatto con cadenza annuale. Niente di fatto, tutto a posto.

Passiamo a lui. Un semplice spermiogramma per iniziare.
E qui arrivano i dolori, ancora ricordo quando prendemmo il risultato del primo spermiogramma...

Da qui comincia veramente la nostra ricerca di un figlio. Con la mia testardaggine, caparbietà e approccio scientifico, le analisi genetiche, le file negli ospedali, i camici bianchi, i ticket, i non-ticket e ci presentiamo pronti con tutto il papiro al centro per iniziare la nostra avventura PMA.

Siamo dei sine cause, io non ho nulla, Lui non ha nulla che giustifichi uno spermiogramma così disastrato, ma tant'è che iniziamo la terapie ormonale, lui per dopare i soldatini tre mesi prima, io per fare la Gallina dalle Uova d'oro. Protocollo Lungo. Si parte.

E che cavolo, il doppio delle punture, penso da agofobica, ma vabbè, si DEVE fare.
Stimolazione soft, il rischio di iperstimolo per me è alto, arrivo al pick up e prelevano 5 ovociti (ed io che mi sentivo scoppiare) Una miseria, paragonata alla mia vicina di letto che ne aveva 15!

Non ce la faremo mai, mi ripeto, ma sto figlio io lo voglio con tutta me stessa.

Arriviamo al transfer di una sola blastocisti, le altre si sono fermate la mattina stessa, seppure di ottima qualità.
Iniziano i dolori poche ore dopo il transfer, 10 giorni di pianti e disperazione più assoluta, con quelle maledette iniezioni di Prontogest che non mi facevano sedere senza fare "Ahi"
Test, beta presenti ma deboli...iniziano le perdite, il medico che mi avvisa potrebbe trattarsi di un aborto in corso e che non si può fare altro che aspettare. Io che sembro drogata, ipnotizzata, sono il fantasma di me stessa, passo i giorni a casa, da sola, tra piangere, dormire e a guardare una serie di tv di una famiglia americana che ha 19 figli!

9 mesi dopo arrivare una palla di ciccia che ci ha cambiato la vita per sempre e per la quale ringrazio ogni giorno di essere caparbia, testarda e insistente. Sono felice di averci creduto, sperato poco devo dire, ma ripensandoci con il senno del poi avrei gestito tutto diversamente.

Chissenefrega dei mobili, dei viaggi, avremmo dovuto iniziare prima, non aspettare i 30.
Le cose sarebbero andate diversamente?
Avrei avuto Topina prima?
O forse non l'avrei avuta?

Non lo so, non lo saprò mai.
Ma sono convinta che il piano B sia sempre doveroso.


mercoledì 11 ottobre 2017

E così, si riparte, o almeno proviamo a ripartire...

L'idea di un altro bambino io ce l'ho sempre avuta, a dire il vero, quando tutte sognavano il giorno del matrimonio, l'abito e la festa io sognavo almeno due figli, meglio se tre, la fase matrimoniale io l'avevo bypassata a prescindere.
Poi la vita in qualche modo ti riporta con i piedi a terra, nella realtà (forse perché ho sempre passato tanto tempo a pianificarla ed organizzarla?!) e ti fa capire che già riuscire ad averne uno, anzi una, è un lusso.
Ho giurato che dopo la PMA intrapresa per avere topina non mi sarei mai più sottoposta a quel bombardamento ormonale, a quello stress psicologico, infondo ho lei e questo poteva bastarmi e poteva consentirmi di dedicare tutte le energie per crescere lei.

Non è così, mentivo a me stessa!

E' passato quasi un anno da quando la ginecologa ci ha dato il via libera per cercare naturalmente una nuova gravidanza, visto che dopo il cesareo abbiamo dovuto attendere 6 mesi, e nulla è accaduto.
Sono ritornata indietro di 3 anni, con i fantasintomi, con lo studio del muco (gli stick no, stavolta no!) e l'esplorazione della mutanda in prossimità delle mestruazioni.
Puntualmente delusa, anzi, spesso delusa con anticipo sulla tabella di marcia.

Sappiamo solo che la situazione soldatini è migliorata di molto, ma a quanto pare non abbastanza da regalarci la gioia di un'altra gravidanza, stavolta naturale.

E quindi...PMA sarà!

A dicembre il centro dove ci rivolgemmo la prima volta riaprirà le liste ed i tempi di attesa stimati sono circa 6 mesi, niente, siamo pronti, spero, credo, la prescrizione c'è, manca il primo appuntamento. Stavolta lievemente più serena, ho la ginecologa interna, la volta scorsa scelsi lei successivamente.

Nel frattempo la dolce metà cavalca l'onda del miglioramento e se ne va un paio di volte al mese da una famosa agopunturista della nostra città che, ci ha tenuto a precisare che secondo lei il problema di questi soldatini pigri e svogliati è solo di natura energetica....eh sì, perché anche noi siamo nella fitta schiera dei "sine causa". Quindi oltre a farsi infilzare 2 volte al mese, gioca al piccolo alchimista con tutte le vitamine, soluzioni e polverine (vitamine che secondo lei mancano)che deve prendere più volte al giorno.

Me lo immagino, lui che si dimentica anche la strada per il bagno, a ricordarsi la pasticchina delle 10, le goccine delle 2, sciolte in acqua calda e bevute entro 15 secondi!!!

Stavolta sono meno ansiosa, più fatalista, se deve andare andrà e se non andrà pazienza, infondo la Topina c'è e siamo stati già premiati!

Poi c'è il problema latte, eh sì, la topina a 20 mesi è ancora tetta-dipendente e sto cercando disperatamente di trovarle un'alternativa, lei che il ciuccio non l'ha mai voluto, lei che al latte vaccino risponde con un "mamma, bevi te", lei che non ne vuole sapere e mi guarda supplichevole ogni volta.

Ed io...cedo.

Voglio riprendermi qualche ora di sonno, non dormo da 20 mesi, ogni notte se sono fortunata, si sveglia dalle 2 alle 4 volte per la sua ciucciatina confortante e poi c'è la nuova PMA e le due cose sono inconciliabili, devo arrivare quantomeno a dicembre "pronta" da questo punto di vista.

Da un lato mi sento tanto in colpa, già le tolgo attenzioni, e se avessi solo lei come figlia?
Dall'altro penso che portare un allattamento fino ai 20 mesi sia un obiettivo più che soddisfacente e che comunque il nostro legame non ne risentirà.

Vedremo...è tutto una gran confusione, o sono io che sono in confusione.

lunedì 19 giugno 2017

PMA...ovunque!

Quando inizi a concretizzare l'idea di avere dei figli e ti imbatti nelle prime iniziali difficoltà ti senti sola, molto sola. Gli stati d'animo sono estramamente altalenanti, come i tuoi ormoni.
E' quello che è successo a me, ma sono certa sia successo a molte altre, azzarderei dire a tutte.
Inizi a sentirti diversa, anormale, inizi a chiederti cosa ci sia in voi che non va, inizi a percepire il tuo corpo e quello della tua metà come uno oggetto rotto, che ti ha tradito proprio nel momento peggiore e più inaspettato.
Intorno a te tutti che fanno figli, pance ovunque e mammine sorridenti a passeggio con i loro pargoli. Ma la realtà non è proprio come sembra.


Abbiamo scelto di non parlare del nostro percorso di PMA (fatta eccezione per 3 o 4 familiari con i quali abbiamo condiviso una minima parte del nostro percorso) per una serie di motivi,  primo fra tutti per evitare quel chiacchiericcio che riempie le giornate di molte persone e che ci avrebbe fatto diventare preso agli occhi di tutti "quelli che" e non ultimo per evitare ogni sorta di commiserazione ed ovvietà tipica di queste circostanze. Abbiamo preferito far credere a tutti che la nostra topina sia stata e sia un dono di madre natura, mentre altri più o meno velatamente e spesso per bocca di parenti e amici lasciano trapelare le loro difficoltà. Circa il 30% delle nostre conoscenze, senza contare tutte quelle persone che come noi, preferiscono non parlarne, stanno o hanno intrapreso percorsi di PMA.
Questo dato mi colpisce molto sia da un punto di vista numerico ovviamente, sia da un punto di vista umano. Mi intristisce pensare che ci siano tante, tante persone e coppie che stiano vivendo questo percorso e stiano convivendo con quella solitudine che io stessa ho sperimentato. Sarebbe bello se i consultori o i presidi sanitari della zona, invece di organizzare  solo e soltanto percorsi di preparazione alla nascita si focalizzassero anche su questo. Creando dei gruppi di incontro, che ne so, dei percorsi, qualsiasi cosa che possa aiutare a vivere meglio questo difficile percorso, quantomeno dal punto di vista psicologico (e non è poco!!).
Giusto l'altro giorno in attesa presso ambulatorio per il post vaccino della topina, mi ritrovo a condividere quei 40 minuti con una mamma e la sua bambina, una mamma che dopo poche parole scambiate mi ha confidato con un candore che in parte le ho invidiato, che sua figlia fosse frutto di un miracoloso tentativo, riuscito, di PMA. E' come se per un attimo la sua storia fosse la mia storia, come se le sue paure fossero le mie e viceversa. Ed entrambe ci siamo confidate la solitudine di quel percorso, il disagio psicologico ed emotivo e la non condivisione con le altre coppie e persone che incontravamo negli ambulatori o nelle cliniche.


Facile direte, voi ci siete riuscite, ma non è così, cosa vai a raccontare a chi ancora si bombarda ogni mese di ormoni e speranze?! Niente, io non voglio raccontare niente, non voglio "vendere" speranza ed ottimismo a basso costo, vorrei solo dare sostegno, per quello che può valere.
Le lacrime di una sono le lacrime di tutte e sinceramente se ripenso a noi, alla nostra storia, sarebbe stato bello poterla condividere con chi capiva il nostro stato d'animo, indipendentemente dai risultati.


Nessuna coppia che ha intrapreso un percorso di PMA diventa genitori per caso purtroppo.