Quando lo spauracchio dell'infertilità si manifestò nella nostra vita con una certa prepotenza, un grosso centro della nostra città si accingeva a riaprire i battenti dopo lo scandalo dello scambio degli embrioni.
[... Scandalo che aveva fondamentalmente distrutto la vita di due coppie, anzi forse di una coppia, i genitori biologici dei due bimbi, che avevano visto i propri figli messi al mondo da un'altra donna che li aveva di fatto portati in grembo per 9 mesi e partorito. La battaglia in Tribunale ha deciso che i figli sono della mamma che li ha partoriti e che ai genitori biologici non spetta nulla, se non un risarcimento da parte dell'ospedale che ha materialmente sbagliato il transfer.
In questa storia per me non ci sono ovviamente vincitori, è solo una storia in parte triste di quanto il destino sia crudele...]
Fu così che grazie ad una coppia di amici, già rodati e temprati da svariati aborti, fummo fra i primi ad affidarsi a questa struttura che aveva stravolto completamente l'iter medico, rendendolo più sicuro e a prova di errore umano.
Inutile dire quante volte tra lo scherzo e la paura dell'errore ci siamo misurati con il timore che i nostri gameti potessero essere smarriti, scambiati, trasferiti in altri corpi, perché già la pma non è una passeggiata, il precedente inutile negarlo c'era; ma il desiderio di un figlio era tale che questa possibilità, seppur remota, non ci spaventava.
E così quando Topina nacque, spesso ci facevamo battute sulla sua somiglianza con il biologo, somiglianza che ovviamente non c'era e non c'è mai stata.
Abbiamo amato Topina ancor prima che fosse una bellissima blastocisti, il suo essere parte di noi quando ancora non era nemmeno nella nostra vita... perché mai avremmo dovuto smettere di amarla o amarla meno se avessimo scoperto che non fosse stata biologicamente nostra figlia?
Topina è biologicamente nostra figlia, non ci sono dubbi, ma spesso mi sono chiesta come ci saremmo posti nel caso così non fosse stato.
Noi che avevamo scartato l'adozione, per una serie di motivazioni che non sto qui ad elencare, come avremmo reagito?
Ad oggi posso dire con assoluta certezza che l'avremmo amata esattamente nello stesso modo in cui l'amiamo oggi, consapevoli della sua provenienza biologica.
L'amore per un bimbo, tuo figlio, non vede da dove vengono i suoi geni, da chi provengono i suoi geni, specie quando questo figlio l'hai desiderato con tutta te stessa, quando hai versato per lui/lei più lacrime che sorrisi mentre aspettavi ogni mese quelle due maledette lineette sul test di gravidanza.
Ogni tanto penso a quei due bimbi, ad entrambe le coppie, al fatto se sapranno mai o meno la verità, a come si porranno i genitori naturali e al dolore dei genitori biologici.
Penso a quanto la vita sia ingiusta per certi versi, a cosa chi parla di destino potrebbe leggere in questa situazione.
Racconti di una vita, di progetti, di sogni, di una famiglia che fatica ad arrivare, la PMA, la gravidanza, una bimba....insomma me!
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domenica 17 marzo 2019
lunedì 12 giugno 2017
Mamme che amano di più
Fin da quando abbiamo iniziato la ricerca di un figlio ho sempre saputo che l'avrei amato, incondizionatamente, per tutta la vita. E fin qui niente di strano, l'amore di una mamma per suo figlio, ci mancherebbe se così non fosse.
Quando i mesi passavano e la mia (nostra!) speranza si sgretolava puntuale come un orologio svizzero ho iniziato ad amare ancora di più quel figlio che non c'era, che si faceva attendere e che mi faceva prendere le distanze da ogni pancia vicina e lontana. Amavo ovviamente l'idea di essere mamma, non si può infatti amare chi non c'è.
Tra lacrime e speranze, esami e preghiere, ho capito che quest'attesa mi stava rendendo più consapevole, migliore in qualche modo, anche se emotivamente e psicologicamente devastata; sarei stata una persona migliore per quel figlio che tanto desideravo. Me lo sono sempre chiesta e forse una vera risposta non l'ho mai trovata: ma le mamme che attendono, aspettano, soffrono e sperano, sono forse mamme migliori?
Ho sempre pensato che nella vita tutto ciò che è stato sofferto e desiderato sia poi apprezzato e vissuto nel migliore dei modi, molto di più rispetto a qualsiasi altra cosa che si ottiene senza grandi sforzi. Non me ne vogliano la mamme "più fortunate" che hanno avuto l'immenso dono di avere un figlio quando e come hanno voluto, ma per noi "meno fortunate" è diverso. Per tutte coloro che hanno vissuto la maternità come un percorso ad ostacoli, in salita, più o meno lungo, sofferto e doloroso, un figlio è molto di più. Un figlio è un miracolo!
Non c'è giorno in cui non guardo mia figlia ed in cui non ripenso al mio percorso, anche quando ho creduto di non farcela, quando ero e sono stanca, ripenso a tutto quello che ho fatto.
Ripenso alle visite, alle indagini, ai risultati delle analisi, ai mille aghi che tanto mi terrorizzano, ai medici, alle notti insonni, alla stanchezza e ripenso a quanto la mia vita sia diversa ora che c'è lei, ora che ogni giorno amo quel figlio che finalmente la vita ha voluto donarci.
Non mi reputo migliore delle altre mamme, per carità...sono forse più attenta, consapevole, paranoica, paziente, affettuosa? So che sono e mi sento diversa.
Quando i mesi passavano e la mia (nostra!) speranza si sgretolava puntuale come un orologio svizzero ho iniziato ad amare ancora di più quel figlio che non c'era, che si faceva attendere e che mi faceva prendere le distanze da ogni pancia vicina e lontana. Amavo ovviamente l'idea di essere mamma, non si può infatti amare chi non c'è.
Tra lacrime e speranze, esami e preghiere, ho capito che quest'attesa mi stava rendendo più consapevole, migliore in qualche modo, anche se emotivamente e psicologicamente devastata; sarei stata una persona migliore per quel figlio che tanto desideravo. Me lo sono sempre chiesta e forse una vera risposta non l'ho mai trovata: ma le mamme che attendono, aspettano, soffrono e sperano, sono forse mamme migliori?
Ho sempre pensato che nella vita tutto ciò che è stato sofferto e desiderato sia poi apprezzato e vissuto nel migliore dei modi, molto di più rispetto a qualsiasi altra cosa che si ottiene senza grandi sforzi. Non me ne vogliano la mamme "più fortunate" che hanno avuto l'immenso dono di avere un figlio quando e come hanno voluto, ma per noi "meno fortunate" è diverso. Per tutte coloro che hanno vissuto la maternità come un percorso ad ostacoli, in salita, più o meno lungo, sofferto e doloroso, un figlio è molto di più. Un figlio è un miracolo!
Non c'è giorno in cui non guardo mia figlia ed in cui non ripenso al mio percorso, anche quando ho creduto di non farcela, quando ero e sono stanca, ripenso a tutto quello che ho fatto.
Ripenso alle visite, alle indagini, ai risultati delle analisi, ai mille aghi che tanto mi terrorizzano, ai medici, alle notti insonni, alla stanchezza e ripenso a quanto la mia vita sia diversa ora che c'è lei, ora che ogni giorno amo quel figlio che finalmente la vita ha voluto donarci.
Non mi reputo migliore delle altre mamme, per carità...sono forse più attenta, consapevole, paranoica, paziente, affettuosa? So che sono e mi sento diversa.
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