Sono sempre stata (e sarò sempre mi sa) una da PIANO B, C, D etc... Una persona che programmandosi l'impensabile, ha sempre programmato anche le vie d'uscita alternative all'impensabile. Praticamente tutto.
Fin quando non ho scoperto che l'unica cosa che davo per scontata e che credevo di aver programmato bene ha dato forfait: la maternità.
Era da un po' che ci pensavo, mi piaceva l'idea di diventare mamma, ma prima l'acquisto della casa, i lavori, i mobili, poi un paio di viaggetti a festeggiamento dei sacrifici fatti e poi Lui che perde il lavoro, quindi il nostro "Progetto Genitori" ha subito dei rinvii più o meno forzati, ma è sempre rimasto lì, in attesa del momento giusto (o quello che noi credevamo giusto).
Poi ci decidiamo, iniziamo a provarci, speranzosi, infondo non avevamo niente di apparente che non andasse, io puntuale e precisa ogni mese, Lui con tutto funzionante, ma il primo mese di tentativi non accade nulla, niente anche il secondo.
Decido di acquistare gli Stick Ovulazione, proprio perché ci voleva il piano B, ma niente accade nemmeno il terzo mese di tentativi mirati.
Inizio a farmi qualche domanda, lui meno, un po' perché gli uomini fanno meno paranoie per natura, un po' perché lui di indole si fa le domande solo strettamente necessarie e mi invita a tranquillizarmi che del Piano B non c'era bisogno.
Insisto.
Iniziamo con delle semplici visite di routine e controllo per me, che peraltro ho sempre fatto con cadenza annuale. Niente di fatto, tutto a posto.
Passiamo a lui. Un semplice spermiogramma per iniziare.
E qui arrivano i dolori, ancora ricordo quando prendemmo il risultato del primo spermiogramma...
Da qui comincia veramente la nostra ricerca di un figlio. Con la mia testardaggine, caparbietà e approccio scientifico, le analisi genetiche, le file negli ospedali, i camici bianchi, i ticket, i non-ticket e ci presentiamo pronti con tutto il papiro al centro per iniziare la nostra avventura PMA.
Siamo dei sine cause, io non ho nulla, Lui non ha nulla che giustifichi uno spermiogramma così disastrato, ma tant'è che iniziamo la terapie ormonale, lui per dopare i soldatini tre mesi prima, io per fare la Gallina dalle Uova d'oro. Protocollo Lungo. Si parte.
E che cavolo, il doppio delle punture, penso da agofobica, ma vabbè, si DEVE fare.
Stimolazione soft, il rischio di iperstimolo per me è alto, arrivo al pick up e prelevano 5 ovociti (ed io che mi sentivo scoppiare) Una miseria, paragonata alla mia vicina di letto che ne aveva 15!
Non ce la faremo mai, mi ripeto, ma sto figlio io lo voglio con tutta me stessa.
Arriviamo al transfer di una sola blastocisti, le altre si sono fermate la mattina stessa, seppure di ottima qualità.
Iniziano i dolori poche ore dopo il transfer, 10 giorni di pianti e disperazione più assoluta, con quelle maledette iniezioni di Prontogest che non mi facevano sedere senza fare "Ahi"
Test, beta presenti ma deboli...iniziano le perdite, il medico che mi avvisa potrebbe trattarsi di un aborto in corso e che non si può fare altro che aspettare. Io che sembro drogata, ipnotizzata, sono il fantasma di me stessa, passo i giorni a casa, da sola, tra piangere, dormire e a guardare una serie di tv di una famiglia americana che ha 19 figli!
9 mesi dopo arrivare una palla di ciccia che ci ha cambiato la vita per sempre e per la quale ringrazio ogni giorno di essere caparbia, testarda e insistente. Sono felice di averci creduto, sperato poco devo dire, ma ripensandoci con il senno del poi avrei gestito tutto diversamente.
Chissenefrega dei mobili, dei viaggi, avremmo dovuto iniziare prima, non aspettare i 30.
Le cose sarebbero andate diversamente?
Avrei avuto Topina prima?
O forse non l'avrei avuta?
Non lo so, non lo saprò mai.
Ma sono convinta che il piano B sia sempre doveroso.
Racconti di una vita, di progetti, di sogni, di una famiglia che fatica ad arrivare, la PMA, la gravidanza, una bimba....insomma me!
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giovedì 12 aprile 2018
giovedì 18 gennaio 2018
Il tempo che ti scorre via dalle mani
E così a giorni Topina compirà due anni, sarà retorico a dirsi, ma sembra ieri quando abbiamo cominciato gli accertamenti.
Giusto giorni fa ci siamo riaffacciati al centro pma che ci ha regalato la nostra prima gioia, ovviamente alla ricerca di una seconda.
Mi turba sempre un po' rientrare in quel reparto, sebbene grossi traumi non ne abbia avuto, malgrado tutta l'esperienza pma che non auguro a nessuno, del reparto in sé non posso dire nulla, tutti molto gentili ed umani.
Siamo andati per fare il punto della situazione e per darci delle scadenze per l'inizio del nuovo protocollo.
Stavolta ci è toccata la D.ssa un po' più fredda, per quanto gentile, rimane molto molto sulle sue, avendo un approccio di tipo paziente-medico e non persona-persona... Ma poco importa questo, basta sappia fare il suo lavoro, alla fine fu lei che eseguì quasi 3 anni fa la pickup e tutto andò bene.
A grande sorpresa i tempi di attesa, se così si possono chiamare, ci portano come prima data a novembre, con inizio analisi ad ottobre.
Speravo sinceramente nell'estate, sento lo spauracchio degli anni che passano e della fertilità che si riduce.
Ad ogni modo ha constatato anche lei l'ottimo miglioramento della situazione spermiogramma recente, definendolo un seminare discreto, che non risulta incompatibile con una gravidanza naturale, quindi nel frattempo possiamo provarci. Cosa che in realtà stiamo facendo da un anno a questa parte, con risultati deludenti, ahimè.
Ho comprato gli stick canadesi per l'ovulazione e da questo mese iniziamo a fare le cose sul serio, lo so, come ognuna di voi che c'è passata, tutti i mesi io ci spero sempre...
Per il resto sembra che avere alle spalle un percorso pma abbastanza recente ci risparmi almeno molti esami di routine, che per fortuna non dovremo ripetere, basteranno solo quelli infettivi che hanno scadenza a breve e che rifaremo a ridosso della terapia.
Quindi per il momento è tutto fermo fino ad ottobre, sappiamo solo che al caro marito non toccheranno le punture, giacché la d. Ssa le ha ritenute inutili visto il suo fsh borderline e tenuto conto che per la icsi non è che servano chissà quanti milioni di soldatini.
Sono da un lato avvilita, di nuovo pma, di nuovo punture, di nuovo speranze, e da un lato proiettata verso il futuro in attesa di quest'altro tentativo.
Una cosa è certa, malgrado una bimba ce l'abbia, le sensazioni e gli stati d'animo per questo nuovo percorso non sono molto diversi da quelli avuti nel primo.
Vedremo e spereremo!
Giusto giorni fa ci siamo riaffacciati al centro pma che ci ha regalato la nostra prima gioia, ovviamente alla ricerca di una seconda.
Mi turba sempre un po' rientrare in quel reparto, sebbene grossi traumi non ne abbia avuto, malgrado tutta l'esperienza pma che non auguro a nessuno, del reparto in sé non posso dire nulla, tutti molto gentili ed umani.
Siamo andati per fare il punto della situazione e per darci delle scadenze per l'inizio del nuovo protocollo.
Stavolta ci è toccata la D.ssa un po' più fredda, per quanto gentile, rimane molto molto sulle sue, avendo un approccio di tipo paziente-medico e non persona-persona... Ma poco importa questo, basta sappia fare il suo lavoro, alla fine fu lei che eseguì quasi 3 anni fa la pickup e tutto andò bene.
A grande sorpresa i tempi di attesa, se così si possono chiamare, ci portano come prima data a novembre, con inizio analisi ad ottobre.
Speravo sinceramente nell'estate, sento lo spauracchio degli anni che passano e della fertilità che si riduce.
Ad ogni modo ha constatato anche lei l'ottimo miglioramento della situazione spermiogramma recente, definendolo un seminare discreto, che non risulta incompatibile con una gravidanza naturale, quindi nel frattempo possiamo provarci. Cosa che in realtà stiamo facendo da un anno a questa parte, con risultati deludenti, ahimè.
Ho comprato gli stick canadesi per l'ovulazione e da questo mese iniziamo a fare le cose sul serio, lo so, come ognuna di voi che c'è passata, tutti i mesi io ci spero sempre...
Per il resto sembra che avere alle spalle un percorso pma abbastanza recente ci risparmi almeno molti esami di routine, che per fortuna non dovremo ripetere, basteranno solo quelli infettivi che hanno scadenza a breve e che rifaremo a ridosso della terapia.
Quindi per il momento è tutto fermo fino ad ottobre, sappiamo solo che al caro marito non toccheranno le punture, giacché la d. Ssa le ha ritenute inutili visto il suo fsh borderline e tenuto conto che per la icsi non è che servano chissà quanti milioni di soldatini.
Sono da un lato avvilita, di nuovo pma, di nuovo punture, di nuovo speranze, e da un lato proiettata verso il futuro in attesa di quest'altro tentativo.
Una cosa è certa, malgrado una bimba ce l'abbia, le sensazioni e gli stati d'animo per questo nuovo percorso non sono molto diversi da quelli avuti nel primo.
Vedremo e spereremo!
giovedì 11 gennaio 2018
2017 si chiude un altro capitolo
Iniziamo questo 2018 con i migliori auguri per tutte/i, che sia l'anno in cui ciò che più desiderate diventi realtà. Noi inizieremo con il mettercela tutta, sperando che questo basti!
Il nostro 2018 è iniziato un po' così, qualche problema all'asilo di Topina, malintesi e cattiva gestione di alcuni aspetti, hanno esasperato il mio lato perfezionista ed avvilito invece quello di mamma.
Ma vabbè, passerà.
Con il vecchio anno abbiamo chiuso anche il capitolo allattamento.
Ebbene sì, ho approfittato delle feste per dedicarmi a questo addio, consapevole che se ci fossero state delle notti insonni le avrei affrontate meglio visti i giorni di vacanza.
Ammetto che ero molto molto spaventata da come Topina avrebbe preso questo addio e se questo potesse essere per lei un trauma, giacché forse lo era un pochino anche per me.
E' sempre stata particolarmente morbosa con il seno, fin da appena nata...ricordo ancora quando me la portarono dopo 6 ore dal parto rocambolesco, beh...non s'è mai staccata, sembrava avesse una ventosa al posto della bocca. Mai voluto nessun tipo di ciuccio, biberon di nessuna forma, malgrado abbiamo insistito, ma non c'è stato nulla da fare, solo seno.
E così la nostra avventura allattamento è proseguita molto bene, una bella esperienza (meno quella dello svezzamento che ha preso malissimo) ma alla quale era giusto mettere con serenità la parola fine giacché siamo arrivati ai 23 mesi e confesso il disperato bisogno di una notte intera. In questi mesi il massimo che mi è stato concesso: 4 ore di sonno continuato.
Per cui nella speranza che il nuovo percorso di PMA ci porti un altro meraviglioso bimbo, ho iniziato a saltare il pomeriggio da settembre, lasciandole il seno soltanto per l'addormentamento della sera.
La settimana prima dello stop definitivo era particolarmente nervosa mentre era attaccata (forse il latte scarseggiava?), finiva per staccarsi da sola smaniando, come se cercasse di dirmi "dai mamma è giunto il momento anche per me, tranquilla".
E così, complice il venerdì che andiamo sempre a cena dai nonni e si addormenta in auto durante il viaggio di ritorno abbiamo salutato la tetta. Il giorno successivo ne ha debolmente fatto richiesta la sera prima di addormentarsi, ma devo dire che è bastato distrarla e nemmeno se ne è resa conto che si stava addormentando.
Nessuna notte insonne, nessun pianto o isteria, una naturale conclusione di una bellissima (e faticosissima!) esperienza che auguro di vivere a chi potrà/vorrà scegliere l'allattamento al seno.
Ora è un pochino più coccolosa del solito, cerca spesso il contatto fisico e devo dire che la cosa non mi dispiace, sia io che il suo papà non ci facciamo pregare per baci, carezze ed abbracci, ma penso ci stia, che faccia parte di questo cambiamento, alla fine sono passati appena 20 giorni.
Solo qualche giorno fa, uscita dalla doccia, mentre mi vestivo, mi guarda, indicando il seno e dice sorridendo "mamma, non c'è più"; mi si è stretto il cuore, ma sono stata felice perché ho capito che era consapevole di cosa stava accadendo e soprattutto serena.
Insomma, ancora una volta Topina mi sorprende, ci sorprende e rende speciale essere mamma, la sua mamma!
Prossima settimana appuntamento presso il centro PMA che ci ha seguiti in passato, faremo il punto della situazione in merito ad eventuali altri nuovi esami e parleremo di inizio protocollo, non prima dell'estate credo, vedremo come ci scadenzeranno.
Sono agitata da un lato, seppure stavolta so cosa mi aspetta, avvilita dall'altro perché speravo che naturalmente qualcosa si muovesse visto che lo spermiogramma del caro marito è migliorato nettamente, ma a quanto pare non abbastanza per farci il miracolo. Continuo a ripetermi che comunque andrà ho lei, che 3 anni fa non credevo sarei potuta diventare mamma ed invece oggi c'è Topina, ma in certi momenti non basta a calmare il forte desiderio di un altro figlio.
Forse dovrei accontentarmi, rassegnarmi, ma non senza combattere almeno.
3 tentativi li voglio fare, penso che siano 3 quelli che ci spettano giacché anche il nostro centro è diventato convenzionato, non più a pagamento, chiederò come funziona adesso.
Questo 2018 è appena iniziato e non so cosa ci riserverà, vorrei chiudere gli occhi e dare una veloce sbirciatina, come fanno i bambini, con le mani davanti gli occhi per non vedere tutto tutto.
Il nostro 2018 è iniziato un po' così, qualche problema all'asilo di Topina, malintesi e cattiva gestione di alcuni aspetti, hanno esasperato il mio lato perfezionista ed avvilito invece quello di mamma.
Ma vabbè, passerà.
Con il vecchio anno abbiamo chiuso anche il capitolo allattamento.
Ebbene sì, ho approfittato delle feste per dedicarmi a questo addio, consapevole che se ci fossero state delle notti insonni le avrei affrontate meglio visti i giorni di vacanza.
Ammetto che ero molto molto spaventata da come Topina avrebbe preso questo addio e se questo potesse essere per lei un trauma, giacché forse lo era un pochino anche per me.
E' sempre stata particolarmente morbosa con il seno, fin da appena nata...ricordo ancora quando me la portarono dopo 6 ore dal parto rocambolesco, beh...non s'è mai staccata, sembrava avesse una ventosa al posto della bocca. Mai voluto nessun tipo di ciuccio, biberon di nessuna forma, malgrado abbiamo insistito, ma non c'è stato nulla da fare, solo seno.
E così la nostra avventura allattamento è proseguita molto bene, una bella esperienza (meno quella dello svezzamento che ha preso malissimo) ma alla quale era giusto mettere con serenità la parola fine giacché siamo arrivati ai 23 mesi e confesso il disperato bisogno di una notte intera. In questi mesi il massimo che mi è stato concesso: 4 ore di sonno continuato.
Per cui nella speranza che il nuovo percorso di PMA ci porti un altro meraviglioso bimbo, ho iniziato a saltare il pomeriggio da settembre, lasciandole il seno soltanto per l'addormentamento della sera.
La settimana prima dello stop definitivo era particolarmente nervosa mentre era attaccata (forse il latte scarseggiava?), finiva per staccarsi da sola smaniando, come se cercasse di dirmi "dai mamma è giunto il momento anche per me, tranquilla".
E così, complice il venerdì che andiamo sempre a cena dai nonni e si addormenta in auto durante il viaggio di ritorno abbiamo salutato la tetta. Il giorno successivo ne ha debolmente fatto richiesta la sera prima di addormentarsi, ma devo dire che è bastato distrarla e nemmeno se ne è resa conto che si stava addormentando.
Nessuna notte insonne, nessun pianto o isteria, una naturale conclusione di una bellissima (e faticosissima!) esperienza che auguro di vivere a chi potrà/vorrà scegliere l'allattamento al seno.
Ora è un pochino più coccolosa del solito, cerca spesso il contatto fisico e devo dire che la cosa non mi dispiace, sia io che il suo papà non ci facciamo pregare per baci, carezze ed abbracci, ma penso ci stia, che faccia parte di questo cambiamento, alla fine sono passati appena 20 giorni.
Solo qualche giorno fa, uscita dalla doccia, mentre mi vestivo, mi guarda, indicando il seno e dice sorridendo "mamma, non c'è più"; mi si è stretto il cuore, ma sono stata felice perché ho capito che era consapevole di cosa stava accadendo e soprattutto serena.
Insomma, ancora una volta Topina mi sorprende, ci sorprende e rende speciale essere mamma, la sua mamma!
Prossima settimana appuntamento presso il centro PMA che ci ha seguiti in passato, faremo il punto della situazione in merito ad eventuali altri nuovi esami e parleremo di inizio protocollo, non prima dell'estate credo, vedremo come ci scadenzeranno.
Sono agitata da un lato, seppure stavolta so cosa mi aspetta, avvilita dall'altro perché speravo che naturalmente qualcosa si muovesse visto che lo spermiogramma del caro marito è migliorato nettamente, ma a quanto pare non abbastanza per farci il miracolo. Continuo a ripetermi che comunque andrà ho lei, che 3 anni fa non credevo sarei potuta diventare mamma ed invece oggi c'è Topina, ma in certi momenti non basta a calmare il forte desiderio di un altro figlio.
Forse dovrei accontentarmi, rassegnarmi, ma non senza combattere almeno.
3 tentativi li voglio fare, penso che siano 3 quelli che ci spettano giacché anche il nostro centro è diventato convenzionato, non più a pagamento, chiederò come funziona adesso.
Questo 2018 è appena iniziato e non so cosa ci riserverà, vorrei chiudere gli occhi e dare una veloce sbirciatina, come fanno i bambini, con le mani davanti gli occhi per non vedere tutto tutto.
lunedì 12 giugno 2017
Mamme che amano di più
Fin da quando abbiamo iniziato la ricerca di un figlio ho sempre saputo che l'avrei amato, incondizionatamente, per tutta la vita. E fin qui niente di strano, l'amore di una mamma per suo figlio, ci mancherebbe se così non fosse.
Quando i mesi passavano e la mia (nostra!) speranza si sgretolava puntuale come un orologio svizzero ho iniziato ad amare ancora di più quel figlio che non c'era, che si faceva attendere e che mi faceva prendere le distanze da ogni pancia vicina e lontana. Amavo ovviamente l'idea di essere mamma, non si può infatti amare chi non c'è.
Tra lacrime e speranze, esami e preghiere, ho capito che quest'attesa mi stava rendendo più consapevole, migliore in qualche modo, anche se emotivamente e psicologicamente devastata; sarei stata una persona migliore per quel figlio che tanto desideravo. Me lo sono sempre chiesta e forse una vera risposta non l'ho mai trovata: ma le mamme che attendono, aspettano, soffrono e sperano, sono forse mamme migliori?
Ho sempre pensato che nella vita tutto ciò che è stato sofferto e desiderato sia poi apprezzato e vissuto nel migliore dei modi, molto di più rispetto a qualsiasi altra cosa che si ottiene senza grandi sforzi. Non me ne vogliano la mamme "più fortunate" che hanno avuto l'immenso dono di avere un figlio quando e come hanno voluto, ma per noi "meno fortunate" è diverso. Per tutte coloro che hanno vissuto la maternità come un percorso ad ostacoli, in salita, più o meno lungo, sofferto e doloroso, un figlio è molto di più. Un figlio è un miracolo!
Non c'è giorno in cui non guardo mia figlia ed in cui non ripenso al mio percorso, anche quando ho creduto di non farcela, quando ero e sono stanca, ripenso a tutto quello che ho fatto.
Ripenso alle visite, alle indagini, ai risultati delle analisi, ai mille aghi che tanto mi terrorizzano, ai medici, alle notti insonni, alla stanchezza e ripenso a quanto la mia vita sia diversa ora che c'è lei, ora che ogni giorno amo quel figlio che finalmente la vita ha voluto donarci.
Non mi reputo migliore delle altre mamme, per carità...sono forse più attenta, consapevole, paranoica, paziente, affettuosa? So che sono e mi sento diversa.
Quando i mesi passavano e la mia (nostra!) speranza si sgretolava puntuale come un orologio svizzero ho iniziato ad amare ancora di più quel figlio che non c'era, che si faceva attendere e che mi faceva prendere le distanze da ogni pancia vicina e lontana. Amavo ovviamente l'idea di essere mamma, non si può infatti amare chi non c'è.
Tra lacrime e speranze, esami e preghiere, ho capito che quest'attesa mi stava rendendo più consapevole, migliore in qualche modo, anche se emotivamente e psicologicamente devastata; sarei stata una persona migliore per quel figlio che tanto desideravo. Me lo sono sempre chiesta e forse una vera risposta non l'ho mai trovata: ma le mamme che attendono, aspettano, soffrono e sperano, sono forse mamme migliori?
Ho sempre pensato che nella vita tutto ciò che è stato sofferto e desiderato sia poi apprezzato e vissuto nel migliore dei modi, molto di più rispetto a qualsiasi altra cosa che si ottiene senza grandi sforzi. Non me ne vogliano la mamme "più fortunate" che hanno avuto l'immenso dono di avere un figlio quando e come hanno voluto, ma per noi "meno fortunate" è diverso. Per tutte coloro che hanno vissuto la maternità come un percorso ad ostacoli, in salita, più o meno lungo, sofferto e doloroso, un figlio è molto di più. Un figlio è un miracolo!
Non c'è giorno in cui non guardo mia figlia ed in cui non ripenso al mio percorso, anche quando ho creduto di non farcela, quando ero e sono stanca, ripenso a tutto quello che ho fatto.
Ripenso alle visite, alle indagini, ai risultati delle analisi, ai mille aghi che tanto mi terrorizzano, ai medici, alle notti insonni, alla stanchezza e ripenso a quanto la mia vita sia diversa ora che c'è lei, ora che ogni giorno amo quel figlio che finalmente la vita ha voluto donarci.
Non mi reputo migliore delle altre mamme, per carità...sono forse più attenta, consapevole, paranoica, paziente, affettuosa? So che sono e mi sento diversa.
venerdì 9 giugno 2017
Qualcosa che non va
E così eccomi qua, mi sono decisa a parlare, a parlare di me, della vita che vorrei, a parlare di quei bilanci che tutti sono bravi a fare, tranne me. I bilanci li faccio, eccome, ma non mi piace mai il risultato.
33 anni (alla soglia dei 34 veramente) un lavoro, una casa, un compagno da 10 anni ed una splendida bambina. Cosa c'è che non va? Me lo chiedo ogni giorno, nella speranza che la risposta sia diversa, ma la risposta è sempre uguale ed io la conosco benissimo.
Devo fare ogni volta un passo indietro per ricercare nuovamente le origini di quel qualcosa che non va: 3 anni fa decidiamo di provare ad avere un bambino, c'era tutto, la casa, il lavoro (che era tornato) e soprattutto l'età. Ecco bene, ci siamo fermati al PROVARE. Mesi di prove, tentativi mirati, stick e meccanismi che toglievano tanta tanta spontaneità al rapporto di coppia.
Uno strano companello di allarme per quel qualcosa che non succedeva, figurati, una catastrofista come me, ho iniziato ad immaginare di tutto.
E così iniziano i primi esami, le prime analisi, le prime ansie, le aspettative, i sospiri e quel senso di peso sul petto che non mi ha mai più lasciato. Approdiamo così nel "fantastico" mondo della PMA fatto di farmaci e speranze, di preghiere e lacrime, di dolore e non accettazione. Eh sì perché tanto non accetterai mai di essere finita lì, proprio tu, a cercare di avere la cosa naturalmente più ovvia, la cosa che a molti riesce anche per sbaglio: una gravidanza. E' curioso, si passa parte della propria vita a cercare di non avere figli per poi ritrovarsi a volerne uno con tutta l'anima e non averlo.
E questo è quello che è successo a me, a noi. Ho vissuto tra la determinazione e la disperazione, ogni giorno cercando di convincermi che una vita senza figli non l'avrei accettata, no, non l'avrei voluta.
Non so se è stata la determinazione, la disperazione o la fortuna, ma quella gravidanza è arrivata.
Inutile cercare di immaginare la paura, paura che sovrastava la gioia, giorno dopo giorno, fino a che non l'ho tenuta tra le braccia. Ancora oggi, a distanza di mesi guardo mia figlia che reputo un dono, penso "ma se madre natura non ha voluto che io diventassi madre ed è dovuta intervenire Mamma Scienza, un motivo ci sarà?" In fondo è così, Madre Natura fa selezione naturale ed io con la mia gravidanza, la mia maternità mi sento come se avessi sovvertito queste leggi, se avessi forzato qualcosa di più grande di me.
Non si può spiegare il desiderio di maternità disatteso, non si può spiegare cosa significhi convivere con la consapevolezza che un altro figlio significherebbe un altro doloroso percorso, un altro tentativo di forzare le leggi di Madre Natura. Convivere con la frase dei medici "Con questi valori una gravidanza naturale è molto molto difficile" convivere ogni mese con una speranza che si sgretola puntuale come un orologio svizzero.
"Ma tu una bimba ce l'hai" è quello che mi ripeto, è quello che mi ripete Lui che prende le cose diversamente, che vive la vita diversamente, talmente diversamente che sembra che la nostra non sia manco la stessa vita. Così è. Devo metabolizzare mi dico, devo essere felice di quello che ho, DEVO imparare ad essere felice. A 33 anni devo imparare, devo imparare tante cose, ma la prima è quella di imparare ad essere felice.
33 anni (alla soglia dei 34 veramente) un lavoro, una casa, un compagno da 10 anni ed una splendida bambina. Cosa c'è che non va? Me lo chiedo ogni giorno, nella speranza che la risposta sia diversa, ma la risposta è sempre uguale ed io la conosco benissimo.
Devo fare ogni volta un passo indietro per ricercare nuovamente le origini di quel qualcosa che non va: 3 anni fa decidiamo di provare ad avere un bambino, c'era tutto, la casa, il lavoro (che era tornato) e soprattutto l'età. Ecco bene, ci siamo fermati al PROVARE. Mesi di prove, tentativi mirati, stick e meccanismi che toglievano tanta tanta spontaneità al rapporto di coppia.
Uno strano companello di allarme per quel qualcosa che non succedeva, figurati, una catastrofista come me, ho iniziato ad immaginare di tutto.
E così iniziano i primi esami, le prime analisi, le prime ansie, le aspettative, i sospiri e quel senso di peso sul petto che non mi ha mai più lasciato. Approdiamo così nel "fantastico" mondo della PMA fatto di farmaci e speranze, di preghiere e lacrime, di dolore e non accettazione. Eh sì perché tanto non accetterai mai di essere finita lì, proprio tu, a cercare di avere la cosa naturalmente più ovvia, la cosa che a molti riesce anche per sbaglio: una gravidanza. E' curioso, si passa parte della propria vita a cercare di non avere figli per poi ritrovarsi a volerne uno con tutta l'anima e non averlo.
E questo è quello che è successo a me, a noi. Ho vissuto tra la determinazione e la disperazione, ogni giorno cercando di convincermi che una vita senza figli non l'avrei accettata, no, non l'avrei voluta.
Non so se è stata la determinazione, la disperazione o la fortuna, ma quella gravidanza è arrivata.
Inutile cercare di immaginare la paura, paura che sovrastava la gioia, giorno dopo giorno, fino a che non l'ho tenuta tra le braccia. Ancora oggi, a distanza di mesi guardo mia figlia che reputo un dono, penso "ma se madre natura non ha voluto che io diventassi madre ed è dovuta intervenire Mamma Scienza, un motivo ci sarà?" In fondo è così, Madre Natura fa selezione naturale ed io con la mia gravidanza, la mia maternità mi sento come se avessi sovvertito queste leggi, se avessi forzato qualcosa di più grande di me.
Non si può spiegare il desiderio di maternità disatteso, non si può spiegare cosa significhi convivere con la consapevolezza che un altro figlio significherebbe un altro doloroso percorso, un altro tentativo di forzare le leggi di Madre Natura. Convivere con la frase dei medici "Con questi valori una gravidanza naturale è molto molto difficile" convivere ogni mese con una speranza che si sgretola puntuale come un orologio svizzero.
"Ma tu una bimba ce l'hai" è quello che mi ripeto, è quello che mi ripete Lui che prende le cose diversamente, che vive la vita diversamente, talmente diversamente che sembra che la nostra non sia manco la stessa vita. Così è. Devo metabolizzare mi dico, devo essere felice di quello che ho, DEVO imparare ad essere felice. A 33 anni devo imparare, devo imparare tante cose, ma la prima è quella di imparare ad essere felice.
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